
C'è un momento in certi percorsi, in cui si smette di guardare fuori e si comincia - con coraggio, con tremore - a guardare dentro.
Questo è il racconto di quel momento.
Il rumore dentro
All'inizio non capivo cosa stesse succedendo. Sapevo solo che ero stanca. Non di sonno - di me stessa.
Dentro di me abitava un rumore continuo: pensieri che si accavallavano, emozioni che si contraddicevano, un rimuginio instancabile che girava e girava senza mai trovare pace.
Quel rumore mi sfiniva. Mi rendeva scontrosa, distante, difficile da abitare - per me e per chi mi stava accanto.
Quando il rimuginio si faceva insopportabile, cercavo di spegnerlo. Il telefono diventava il mio rifugio: ore a scorrere pagine, a giocare con giochini senza senso, a riempire il Silenzio con qualcosa - qualsiasi cosa - pur di non stare con me stessa.
- Fuggivo da me stessa nel posto più rumoroso che conoscevo -
È intanto mi isolavo. E intanto mi perdevo, ancora di più.
Chi mi ha aspettata
In tutto quel buio, c'era una luce fissa.
Mio marito, il mio Faro. Sempre lì, sempre paziente, sempre capace di vedermi anche quando io non riuscivo più a vedere me stessa.
Mi chiama "meraviglia" - e in quei mesi difficili, quando mi guardava con quegli occhi pieni d'amore, una parte di me pensava: " Non vedo quello che vedi tu. Ma mi fido che esista ".
Aspettare qualcuno che si è perso è un atto d'Amore straordinario.
Richiede fiducia, silenzio, presenza. Lui lo ha fatto. E io gliene sono grata con ogni fibra del mio corpo, oltre ad amarlo infinitamente.
C'era poi un'altra presenza preziosa: Gabriella.
Un'anima gentile e luminosa che mi ha accompagnata in questo percorso con delicatezza e profondità.
Attraverso rilasci emozionali, attraverso l'ascolto, attraverso lo spazio sicuro che sapeva creare, mi ha aiutata a fare chiarezza - quella chiarezza che non riuscivo più a trovare da sola.
Quella frase
Ricordo bene il giorno.
Stavo parlando con Gabriella, ancora prima di iniziare il lavoro energetico.
Stavo cercando di spiegare dove volevo arrivare, cosa cercavo, cosa speravo. E ad un tratto, quasi senza pensarci, le dissi:
" Io voglio essere la mia priorità. "
Nel momento in cui quelle parole hanno attraversato l'aria, ho sentito qualcosa muoversi dentro di me. Una determinazione che non sentivo da tempo. Qualcosa di solido, di radicato - come un seme che trova finalmente la terra giusta.
Non intendevo escludermi dalla vita di chi amo. Non intendevo voltare le spalle alle mie responsabilità di figlia, moglie, amica. Intendevo semplicemente - e rivoluzionariamente - assumermi la responsabilità della mia felicità.
Perché se non si è felici, è inutile puntare il dito in cerca di colpevoli. Bisogna solo cominciare a scegliere: scegliere di rendere il presente il più in linea possibile con la propria Anima.
E io, quel giorno, ho scelto di diventare la versione più vera di me stessa.
Per me, e per chi mi amava abbastanza da aspettare il mio ritorno.
Prendersi in braccio
Tanti anni fa lessi una frase da qualche parte. Non ricordo dove, non ricordo quando e ringrazio di cuore chiunque l'abbia pubblicata, perché non l'ho più dimenticata:
" Abbi sempre il coraggio di prenderti in braccio e portarti in salvo "
Allora mi colpì tanto che mi ispirò quel disegno a matita che ho messo lassù in cima, come copertina di questo post. Ancora non sapevo quanto sarebbe diventata mia.
Oggi lo so. L'ho fatto. Mi sono presa in braccio - con tutta la mia stanchezza, la mia confusione, il mio rimuginio - e mi sono portata in salvo.
Non lontano dal mondo. Non lontano dagli altri. A casa. Nel posto più vero che esista: il mio Tempio Interiore.
Lo avevo già abitato, quel posto. Lo conoscevo - il suo silenzio, la sua luce, la sensazione di essere finalmente al sicuro dentro me stessa. Poi, nel tempo, tra i traslochi, le perdite e le stagioni difficili, me n'ero allontanata. Avevo dimenticato la strada.
Ma i templi interiori non scompaiono. Aspettano.
Ed ė lì, in quello spazio quieto e sacro, che ho ritrovato la mia serenità. È lì che posso ancora oggi posare il peso, respirare e cominciare a plasmare - con intenzione e amore - la vita che voglio vivere.
Ognuno di noi ha un Tempio Interiore. Forse lo hai già abitato in passato e te ne sei allontanato. Forse non l'hai ancora trovato. Ma esiste - ti aspetta, immobile e paziente, esattamente lì, dove è sempre stato.
Con amore,
Tiz
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